Isola di Tavolara: Storia, Prezzi e Itinerari 2026 (Guida Locale) L'Isola di Tavolara: tra leggenda…
Isola di Molara: il gioiello segreto dell’Area Marina Protetta di Tavolara
Immaginate un’acqua così trasparente da far sembrare le barche sospese nel vuoto, incorniciata da rocce granitiche e olivastri secolari che il tempo ha modellato come autentiche opere d’arte.
Se Tavolara è la regina imponente che domina il golfo di Olbia, Molara è la sua principessa: il segreto più prezioso e discreto di questo tratto di Sardegna.
Meno appariscente ma infinitamente selvaggia, quest’isola rappresenta il cuore pulsante di un’Area Marina Protetta dove la natura detta ancora le sue regole ferree. In questa guida vi porteremo alla scoperta delle sue celebri piscine naturali e di quel fascino silenzioso che solo un gioiello incontaminato sa regalare. Scopriremo insieme come raggiungerla, dove tuffarsi e i segreti storici che l’isola custodisce tra le sue rocce.
Le Piscine di Molara: un acquario turchese tra le rocce
L’acqua è talmente limpida e il fondo così visibile che, nelle giornate di bonaccia, le barche sembrano letteralmente sospese nel vuoto.
Cenni storici: un’isola deserta dalle radici profonde
Nonostante oggi Molara appaia come un paradiso selvaggio e completamente disabitato, l’isola vanta una storia antica e nobile. Non è sempre stata solo una meta per bagnanti; in passato è stata un rifugio spirituale e un avamposto militare cruciale per il controllo del Mediterraneo.
L’esilio di San Ponziano
Uno degli episodi più toccanti riguarda i resti medievali della chiesa di San Ponziano. L’edificio è intitolato a Papa Ponziano che, intorno al 235 d.C., fu esiliato proprio su questo scoglio granitico durante le persecuzioni di Massimino il Trace. Il pontefice morì sull’isola a causa degli stenti, rendendo Molara un luogo di memoria storica e religiosa unico nel suo genere.
Il “Castello di Molara” e il legame con Roma
Questa fortificazione non era un semplice vezzo architettonico, ma un punto di avvistamento privilegiato per sorvegliare il Golfo di Olbia da eventuali attacchi nemici. Olbia rappresentava infatti un importantissimo scalo portuale e un collegamento diretto con Roma; presidiare Molara significava garantire la sicurezza delle rotte commerciali che rifornivano il cuore dell’Impero.
Dalla proprietà Tamponi ai custodi dell’isola: un racconto di famiglia
Se la storia antica di Molara è legata a papi e imperatori, quella moderna è una vicenda fatta di persone e di un legame viscerale con la terra. Dalla metà dell’Ottocento, l’isola è legata alla famiglia Tamponi, che ancora oggi ne detiene la proprietà, preservandone con cura l’integrità e il carattere selvaggio.
Ma Molara non è mai stata realmente “sola”. Tra gli anni ’70 e il 2007, l’isola è stata sorvegliata e vissuta da una figura che sembra uscita da un romanzo: il guardiano-pastore. È così che tutti lo chiamano ancora oggi, con un misto di rispetto o semplicemente “per sentito dire”, indicando quella piccola costruzione che appare timidamente tra la macchia mediterranea quando ci si ormeggia a Cala Spagnola.
Per molti è solo “la casa del pastore”, un punto di riferimento visivo. Ma per noi di Insula, quel luogo ha un significato molto più profondo: noi quella casa e quell’isola le conosciamo fin dentro l’anima.
Oltre la banchina: dove nascono i legami
Tra i custodi che hanno protetto Molara c’è stato anche mio nonno. Siamo cresciuti respirando il profumo del mirto e vivendo l’isola in ogni sua sfumatura, molto prima che diventasse una meta celebre sui social.
I miei ricordi sono fatti di sensazioni intense: l’odore delle arrostite di maialetto, adagiato con cura su un tagliere di sughero e coperto da un lenzuolo di foglie di mirto fresco; il profumo del caffè di nonna Genoveffa, preparato in una caffettiera così grande che sembrava dover bastare per un esercito intero.
E poi ci sono i “protagonisti” a quattro zampe che rendevano l’isola un mondo magico. Come dimenticare il mitico “Ciccinu”, il toro di Molara? Puntualmente, dal cuore selvaggio dell’isola, veniva a trovarci per bere la sua acqua nella vasca, arrivando persino a farsi il bagno sotto i nostri occhi. O Pupusedda, la nostra capretta, a cui mancava davvero solo la parola per essere una di famiglia. E si, è vero: ogni pastore ha un nome speciale per ogni animale del suo gregge, specialmente per quelli che ti entrano nel cuore.
Per noi Molara non è solo un panorama da cartolina, ma il luogo dove l’amicizia, la famiglia e la natura più pura si sono intrecciate per generazioni.
Da quella famosa banchina di Cala Spagnola, abbiamo visto per anni migliaia di turisti avvicinarsi timidamente, a nuoto o con piccole barche, spinti dalla curiosità verso quella casa solitaria. Abbiamo visto sguardi carichi di timore e rispetto trasformarsi, incontro dopo incontro, in legami di amicizia e fratellanza che durano ancora oggi, più forti che mai. Molara non è solo uno scoglio nel mezzo del mare; è un luogo dove le persone si incontrano e restano unite per sempre.
Presto condivideremo con voi un articolo speciale: un’intervista esclusiva a mio nonno con foto storiche inedite della nostra vita a Molara.
Guida pratica: come arrivare e visitare Molara
Visitare l’Isola di Molara è un’esperienza che richiede consapevolezza. Essendo parte integrante delle Zone B e C dell’Area Marina Protetta, l’accesso segue regole precise studiate per garantirne la conservazione e proteggere la biodiversità di questo paradiso.
Trattandosi di un’isola, l’unico modo per raggiungerla è via mare. Ma c’è modo e modo di farlo. Potreste scegliere un un gommone a noleggio, oppure potete scegliere di vivere un viaggio emozionale.
Noi di Insula non vi portiamo solo a vedere un panorama: vi regaliamo racconti, segreti e aneddoti che su internet si fanno fatica a trovare. Perché, come avrete capito, per noi Molara non è solo una meta turistica; è un pezzo di cuore, per noi è casa.

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